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SEGNALIBRI

GIORGIO AGAMBEN

LA FOLLIA DI HÖLDERLIN

Einaudi, 2021, pp. 248, € 20,00

L’ultimo lavoro di Agamben analizza la seconda metà della vita di Hölderlin, quella in cui il grande poeta – per dirla con Walser – «ritenne consigliabile, cioè pieno di tatto, perdere la ragione». Un libro importante, che ci aiuta a comprendere come la poesia e l’esistenza stessa dell’ultimo Hölderlin siano connesse alle profonde riflessioni filosofiche e letterarie che il poeta aveva maturato prima della follia. Il concetto di «vita abitante» delineato da Agamben trova piena espressione nella vita poetica di Hölderlin: «la sorte che ci è stata assegnata è fallire – in ogni arte e studio e innanzitutto nella casta arte di vivere».

DANTE ALIGHIERI

IL FIORE – DETTO D’AMORE

a cura di Luca Carlo Rossi, Mondadori, 2021 (2a ed.), pp. 336, € 10,00

In occasione dell’anno dantesco, Mondadori dà alla luce la nuova edizione aggiornata di due opere attribuite da diversi critici illustri al sommo poeta, Il Fiore e il Detto d’amore. Entrambi i testi, ispirati al Roman de la Rose, documentano l’apprendistato poetico di un giovane genio incline allo sperimentalismo. Se nella corona di sonetti del Fiore Dante adotta lo stile comico-parodistico, con un formidabile lavoro sulla lingua (una sorta di rutilante franco-toscano), nel Detto è il virtuosismo metrico-stilistico a colpire il lettore, con la rima ricca e insieme equivoca che impreziosisce i settenari del poemetto. 

PAUL CELAN

L’ANTOLOGIA ITALIANA

a cura di Dario Borso, Nottetempo, 2020, pp. 228, € 12,00

Questa preziosa raccolta comprende le 48 poesie che Paul Celan aveva selezionato per i lettori italiani nel 1964. Il volume, che doveva essere pubblicato da Mondadori, non venne mai alla luce. A ricostruire la curiosa storia editoriale dell’antologia è nell’introduzione il curatore Dario Borso, autore tra l’altro del pregevole Celan in Italia. Storia e critica di una ricezione (Prospero Editore, 2020). La traduzione di Borso restituisce con precisione la vera natura della poesia celaniana, aliena da qualsiasi intento classicheggiante e alla tenace ricerca della parola concreta, la «parola purpurea che cantammo / sopra la spina, / oltre». 

CEES NOOTEBOOM

ADDIO

trad. di Fulvio Ferrari, Iperborea, 2020, pp. 96, € 11,00

Un uomo esce nel suo giardino e si chiede: «la fine della fine, cosa poteva essere?». Presto gli tornano in mente gli anni della guerra, le schiene dei soldati nell’ora della sconfitta. È con queste immagini che Nooteboom ci immerge nello straordinario viaggio di Addio. Un capolavoro segnato dalla pandemia, popolato da figure che affollano la coscienza del poeta come un «carnevale // dell’angoscia». Il grande mistero della vita strappa al silenzio versi memorabili: «Tante strade / ho percorso, sempre in cerca di qualcosa / che doveva trovarsi più lontano, che quando / infine scorgevo svaniva come un miraggio // o appariva come poesia».

GEORG TRAKL

QUARANTA POESIE

trad. di Dario Borso, Giometti & Antonello, 2020, pp. 144, € 22,00

Selezionate da Antonio Porta nel 1989, anno della sua morte, le Quaranta poesie di Trakl trovano finalmente un traduttore all’altezza del non facile compito, Dario Borso, e una casa editrice come Giometti & Antonello brava nel riproporre i grandi del Novecento. Ottimo il lavoro di Borso, che nell’introduzione ci mostra l’innegabile influenza del tardo Hölderlin sulla poesia trakliana, e i rapporti di Celan con quest’ultima. Un eguale apprezzamento va alla traduzione, che accanto a quella di Carifi in Canto del dipartito e altre poesie (Le Lettere, 1992) ci sembra la migliore resa in italiano di Trakl degli ultimi decenni.

LOUISE GLÜCK

L’IRIS SELVATICO

trad. di Massimo Bacigalupo, Il Saggiatore, 2020, pp. 158, € 14,00

Vincitore del Pulitzer nel 1993, L’iris selvatico è il settimo libro di poesie del premio Nobel Louise Glück. Ci troviamo in un lussureggiante e metaforico giardino del Vermont, dove – con parole semplici, consuete, eppure sostenute da un tono non di rado ieratico, classicheggiante, certamente coraggioso – l’autrice monologa o dialoga con i fiori che accudisce («Non m’importa / quante estati vivo per ritornare: in quest’unica estate siamo entrati nell’eternità») su questioni esistenziali e metafisiche, alla presenza/assenza di un dio («Eppure la tua voce mi raggiunge sempre. / E io rispondo costantemente»).

ELISA BIAGINI

FILAMENTI

Einaudi, 2020, pp. 96, € 10,00

«In quell’aprirmi al / mondo c’è il tuo / viso e il taglio / che mi ha fatta / sola». Filamenti, ultima raccolta della fiorentina Elisa Biagini, si caratterizza per un’evidente tensione dialogica, necessaria alla ri-conoscenza di sé nell’altro, nello spazio in cui «si annoda lo slacciato» e la parola «brucia / in questo suo alternarsi / di corrente». Una scrittura asciutta, densa e precisa, memore della lezione celaniana (e non a caso il titolo rimanda a Fadensonnen), dove la lingua pare – ottimisticamente – ancora in grado di vivificare il tessuto biografico del poeta.        

VIVIAN LAMARQUE

IL SIGNORE D’ORO

Crocetti, 2020, pp. 96, € 11,00

Pubblicato per la prima volta nel 1986, Il signore d’oro torna nelle librerie a ricordarci quanto singolare sia stata – e sia – l’avventura poetica di Vivian Lamarque. Dedicato al dott. B. M., lo psicanalista da cui Lamarque era in cura, l’intero libro è un viaggio, tenero e insieme spietato, alla ricerca di un amore impossibile generato dal più classico dei transfert. L’idealizzazione del signore (appunto «d’oro») e la sua inafferrabilità rientrano nella dimensione fiabesca e infantile che la stessa analisi ha contribuito a rafforzare. Anche le domande, così frequenti nel testo, sembrano ricalcare in falsetto l’ascolto attivo dell’amato dottore.

MARGARET ATWOOD

ESERCIZI DI POTERE

trad. di Silvia Bre, Nottetempo, 2020, pp. 160, € 12,00

Nottetempo rinnova la sua attenzione alla poesia con questa bella raccolta – uscita per la prima volta in Canada nel 1971 – di Margaret Atwood, autrice da anni nella rosa del Nobel e qui magistralmente tradotta da Silvia Bre. Sono versi lucidi, sinceri, dove si coniugano asprezza e intimità («in pezzi, le mie parti / brillano per un poco nelle tue vuote mani»), che con ironico disincanto denunciano l’incapacità di dialogo nelle relazioni di coppia e la disuguaglianza – anche a livello puramente affettivo – tra i sessi («e nelle notti più quiete / salti su dalla / sedia senza neanche toccare la cena / e riesco appena a salutarti con un bacio»).

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Immagine di copertina © Alice Cantoro