PAUL ÉLUARD
Poesie scelte
Per vivere qui
Feci un fuoco, l’azzurro m’aveva abbandonato,
Un fuoco per essergli amico,
Un fuoco per avviarmi nella notte d’inverno.
Un fuoco per vivere meglio.
Quel che a me il giorno aveva dato, ho dato:
Boschi, siepi, campagne a grano, vigne,
I nidi e i loro uccelli e le case e le chiavi,
Gli insetti, i fiori, i mantelli, le feste.
Sono vissuto al solo crepito delle fiamme,
Solo all’aroma della vampa;
Ero come una barca che nell’acqua chiusa cala,
Come un morto io avevo un elemento solo.
L’innamorata
Mi sta dritta sulle palpebre
E i suoi capelli sono nei miei,
Di queste mie mani ha la forma,
Di questi miei occhi ha il colore,
Dentro l’ombra mia s’affonda
Come un sasso in cielo.
Tiene gli occhi sempre aperti
Né mi lascia mai dormire.
I suoi sogni in piena luce
Fanno evaporare i soli,
E io rido, piango e rido,
Parlo e non so che dire.
I loro occhi sempre puri
Giorni lenti, giorni di pioggia,
Giorni di specchi infranti e di aghi perduti,
Giorni di ciglia chiuse ai confini del mare,
D’ore una eguale all’altra, giorni di prigionia,
La mente ancora splendida su foglie
E fiori, la mia mente come l’amore è nuda,
L’alba, ch’essa dimentica, la umilia
A contemplare il corpo ubbidiente e vano.
Ma li ho visti, i più begli occhi del mondo,
Dèi d’argento recavano zaffiri nelle palme,
Veri dèi, ed uccelli nella terra
E nell’acqua, li ho visti.
Quell’ali sono le mie, nulla esiste
Oltre quel volo che scuote i miei affanni,
Volo di stella e luce,
Fiume, pianura, dirupo, quel volo,
Flutti chiari dell’ali,
Pensiero mio che vita e morte reggono.
Quei tuoi capelli d’arance nel vuoto del mondo
Quei tuoi capelli d’arance nel vuoto del mondo,
Nel vuoto dei vetri grevi di silenzio e
D’ombra ove a mani nude cerco ogni tuo riflesso,
Chimerica è la forma del tuo cuore
E al mio desiderio perduto il tuo amore somiglia.
O sospiri di ambra, sogni, sguardi.
Ma non sempre sei stata con me, tu. La memoria
M’è oscurata ancora d’averti vista giungere
E sparire. Ha parole il tempo, come l’amore.
***
Amor mio se tu hai figurati i miei desideri
Levate le labbra al cielo delle tue parole come un astro
I tuoi baci nella notte viva
E intorno a me il solco delle braccia
Come una fiamma in segno di conquista
Sono al mondo i miei pensieri
Chiari e perduti
E quando non sei qui
Io sogno che dormo io sogno che sogno.
***
La fronte ai vetri come chi veglia in pena
Cielo di notte che ho già valicata
Pianure ora minuscole nelle mie mani schiuse
Nel duplice orizzonte inerte indifferente
La fonte ai vetri come chi veglia in pena
Oltre l’attesa
Oltre me stesso ti chiamo
E non so più tanto t’amo
Chi di noi è l’assente.
Essere
La fronte come una bandiera persa
Quando sono solo ti trascino
Per strade fredde
Per strade nere
In pianto di miseria
Non voglio abbandonarle
Quelle tue mani chiare e complicate
Nate nel chiuso specchio delle mie
Tutto il resto è concluso
Tutto il resto è inutile
Anche più della vita
Scava la terra sotto la tua ombra
Vicino al seno una distesa d’acqua
Dove annegare
Come una pietra.
Morire
Né un lamento più né un riso
L’ultimo canto è piombato
Sui campi informi e neri
Solitudine magra di fianchi
Matrigna dei persi tesori
Ci son muri soltanto per me
Mille miserie congiunte
Posson fare il più gran sogno
Morir forti morir di speranza
Ma io questa immagine invecchia
Unica alla sua luce
Dimentico mi dimenticano
È tra i muri intera l’ombra
E discendo nel mio specchio
Come nella sua tomba aperta un morto.
Sui declivi inferiori
Quatto quanto il silenzio
Di un morto fitto sotterra
Testa di sola tenebra
Sordo e monotono quanto
L’autunno nello stagno
Opaco di vergogna
Vedovo del suo fiore
E dei suoi insetti d’oro
Sbava il veleno la notte sugli uomini.

Paul Éluard (Saint-Denis 1895, Charenton-le-Pont 1952) è stato uno dei principali esponenti del movimento surrealista francese. Nato come Eugène Émile Paul Grindel, fu coinvolto durante la Prima guerra mondiale, esperienza che influenzò profondamente la sua scrittura. Si unì al movimento surrealista negli anni ’20, lavorando a stretto contatto con André Breton e altri artisti di avanguardia. Le sue opere affrontano temi come l’amore, la libertà e la lotta contro la guerra, sempre con uno stile innovativo che sfida le convenzioni della poesia tradizionale. Tra le sue raccolte più celebri si trovano Capitale de la douleur (1926) e Liberté, j’écris ton nom (1942), quest’ultimo un simbolo della resistenza francese durante l’occupazione nazista.
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Testi selezionati da Poesie (trad. di F. Fortini, Mondadori, 1985)


