Title

trad. dal russo di Paolo Galvagni

OGGI SULLA TERRA


                 C’è qualcosa di così gravoso,

                 Così vergognoso.

                 Quasi impossibile –

                 Così gravoso:

       È sollevare le ciglia

       E guardare in volto la madre

       A cui abbiano ucciso il figlio.


Ma non bisogna parlarne.


*


СЕГОДНЯ НА ЗЕМЛЕ


                  Есть такое трудное,

                  Такое стыдное.

                  Почти невозможное –

                  Такое трудное:

       Это – поднять ресницы

       И взглянуть в лицо матери,

       У которой убили сына.


Но не надо говорить об этом.



SOLTANTO SU NOI STESSI

         

                                                             a Nat. Gippius


Pavidi, – siamo asserviti a tutti gli attimi.

Fieri, – siamo schiavi di noi stessi.

Crediamo, – vergognandoci delle nostre folgorazioni,

E amiamo, – come non amando.


Modesti, – siamo sfacciatamente taciturni.

Nella gioia temiamo di essere ridicoli, –

E siamo sempre lamentosamente permalosi,

Siamo sempre vilmente divisi!


Pensiamo di erigere un nuovo tempio

Per una nuova terra a noi promessa...

Ma ciascuno apprezza la sua serenità

E la solitudine nel proprio cantuccio.


Quieti, – in noi stessi ci vergogniamo di Dio,

Boriosi, – ci consumiamo, senza bruciare...

Oh, strada spaventosa e servile!

Oh, ultima alba torbida!


*


ТОЛЬКО О СЕБЕ


                                                         Haт. Гиппиус


Мы,– робкие,– во власти всех мгновений.

Мы,– гордые,– рабы самих себя.

Мы веруем,– стыдясь своих прозрений,

И любим мы,– как будто не любя.


Мы,– скромные,– бесстыдно молчаливы.

Мы в радости боимся быть смешны,–

И жалобно всегда самолюбивы,

И низменно всегда разделены!


Мы думаем, что новый храм построим

Для новой, нам обещанной, земли...

Но каждый дорожит своим покоем

И одиночеством в своей щели.


Мы,– тихие,– в себе стыдимся Бога,

Надменные,–  мы тлеем, не горя...

О, страшная и рабская дорога!

О, мутная последняя заря!



LA LIBERTÀ


Non posso piegarmi alla gente.

       È possibile volere la schiavitù?

Tutta la vita ci giudichiamo l’un l’altro, –

       Per poi morire.


Non posso piegarmi a Dio,

       Se amo Dio.

Egli mi ha indicato la mia via,

       Come me ne scosterò?


Strappo le reti umane –

       Felicità, avvilimento, sonno.

Non siamo schiavi, bensì figli di Dio,

       I figli sono liberi come Lui.


Nel nome del Figlio imploro solo

       Dio, il Creatore della Vita:

Padre, possano essere per sempre unite

       La Tua volontà e la mia!


*


СВОБОДА


Я не могу покоряться людям.

       Можно ли рабства хотеть?

Целую жизнь мы друг друга судим,–

       Чтобы затем – умереть.


Я не могу покоряться Богу,

       Если я Бога люблю.

Он указал мне мою дорогу,

       Как от неё отступлю?


Я разрываю людские сети –

       Счастье, унынье и сон.

Мы не рабы,– но мы Божьи дети,

       Дети свободны, как Он.


Только взываю, именем Сына,

       К Богу, Творцу Бытия:

Отче, вовек да будут едино

       Воля Твоя и моя!




Zinaida Gippius (1869-1945), discendente dai Von Hippius, nobili tedeschi giunti in Russia nel XVI secolo, ricopre un ruolo essenziale nella vita spirituale russa degli inizi del XX secolo, dominata dal simbolismo. La sua molteplice attività letteraria tocca vari generi. La produzione narrativa comprende diversi volumi di racconti e una trilogia di romanzi incentrati sulla Rivoluzione d’Ottobre. La produzione poetica è racchiusa in cinque raccolte. In questa icona letteraria si fondano armonicamente più aspetti della cultura russa tradizionale: l’arte, la religione, la filosofia, il pensiero politico e sociale. Il suo mondo lirico si regge su poli contrapposti: l’individualismo e il sentimento religioso, l’esaltazione della morte e l’aspirazione alla vita, l’indignazione e la mitezza.



*

Fotografia © Vincenzo Castella


13/04/2021

Pardiez

LA PROMESSA DEL REGNO.
TRE TRADUZIONI DA
ZINAIDA GIPPIUS