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Tutto il bene che abbiamo

vorrei che placasse

ciò che rimane ingiusto.


Il dimenarsi nella pozzanghera

di un animale morente,

la menzogna e un vicolo buio,

l’età che avanza nei tuoi cari,

i neon freddi delle attese,

l’urina che puzza di farmaci.



***


C’è assenza di gravità

in noi, nelle cose:

siamo leggeri e nulla può angustiarci.

C’è assenza di gravità qui

nei passi, nel petto.

Per questo ti osserviamo tutti

sognanti in piena notte

ai piedi del cosmo.



***


Mi avresti cercata o saresti

rimasto ancora a lungo

negli ecospazi a noi concessi?

Abbiamo fugato la sorte

di addormentarci senza più risveglio

tra decine di miliardi di steli

sullo sconforto di questo suolo.


Cinquant’anni soltanto

per morire o scomparire

in camere asettiche o lontano

su stazioni rischiarate da sole notti.


Ci hanno iniettato la diffidenza

il terrore dell’altro,

la solitudine come rimedio.


Dimmi,

come abbiamo resistito

a tutto questo?

Marco Esposito (Bari, 1977) opera nello spettacolo in qualità di tecnico del suono, musicista e autore. Ha sempre scritto versi, soprattutto correlati al suo percorso musicale. Prima di spegnersi (Eretica, 2020) è la sua prima raccolta di poesie.



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Fotografia © Miguel Rio Branco


05/02/2021

Nuovi versi

POESIE DA
“PRIMA DI SPEGNERSI”
DI MARCO ESPOSITO