Più che sinceri è un libro in itinere. Una prima parte, il germe iniziale di quel che tuttora è in cammino e che si concluderà con il titolo Il teatro delle corsie. Quindi non ne conosciamo lo sviluppo; neppure l’autore lo conosce per intero, ma ovviamente ne sa molto più di noi. Tuttavia, per quanto parziale, ha una sua autonomia con un inizio e una fine. Di fatto potrebbe essere un’opera lunga una vita, visto che si tratta di un’ampia e tenerissima meditazione che un padre indirizza al proprio figlio, non dalla nascita, ma addirittura dal concepimento, ovvero dal momento in cui accade la coscienza della paternità. Più che sinceri alterna versi e prosa. Le date riportate sotto ciascuna poesia rivelano la natura diaristica della scrittura (lo stesso autore si premura di farcelo notare, per cui non vanno sottovalutate): fanno parte della storia, scandiscono il ritmo della vita. La prima riflessione è datata 21 ottobre 2006, il figlio nasce l’11 luglio 2007, il libro si conclude il 7 marzo 2009. Ne consegue che il testo si sviluppa nell’arco di poco più di due anni raccolti in trenta poesie, trenta riflessioni dove si addensa e fluisce tutto il mondo poetico di Raimondi: la città (Milano) con le sue strade e i suoi (rari e di conseguenza preziosissimi) spazi verdi e i suoi palazzi, l’etica delle relazioni, l’importanza dei sentimenti, la necessità dell’istruzione alle emozioni, l’attenzione per le parole... Dunque quest’opera (e ciò che verrà) è in qualche modo anche una sorta di testamento, un’eredità, una confessione, un’autoeducazione alla paternità, la testimonianza del suo prepararsi a una responsabilità che non ha mai fine, un esercizio di formazione all’essere Più che sinceri per una vita che giorno dopo giorno va crescendo e dovrà crescere con l’accettazione consapevole delle proprie fragilità, la forza dello stare al mondo.


Angelo Andreotti



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Ti ho concepito in ottobre quando il freddo spalanca il respiro, quando gli abbracci fanno un capogiro tra i baci chiamati ad alta voce. Ti ho visto scendere dal muretto a piedi uniti, come un aquilone tenuto da una corsa.


21 ottobre 2006



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                      Eccoti finalmente voltato

                      dalla parte del cielo.


Aspettare che tutto si muova

che tutto diventi vero come

questa luce che viene dal chiuso

col respiro infilzato sul dorso

di un palombaro che sale
come una promessa data
con parole diurne
tagliate dal chiaro, uscite di sbieco

dalle corsie.


Nascita di Giacomo, 11 luglio 2007



***


                      Quando qualcosa cambia si resta vicini

                      E soli, come l’amore nelle preghiere.


Lasciare che i tempi si stratifichino

le immagini si sovrappongano

e tra tutto questo cercare di sapere

dove inizi la fine di qualcosa

che dica tutto e daccapo

che la pace di un fiato scorra

faccia vie.


Non sono ombre che amo

ma corpi che stringo, che tengo

vicino come le pareti stanno

intorno ai chiodi, le nuvole

attorno alle finestre, i gelsomini

nel bianco come i baci.


3 marzo 2009



***


                      Ci sono parole buie come palpebre

                      altre lunghe come vene. Altre inutili

                      come starnuti o vive come respiri.

                      Tra tutte, poche come colpe

                      e rare nel perdono.


Ti spiego adesso come vanno le cose.

Adesso che sono calmo, che sono seduto.

Te lo dico piano piano
come chi deve stare fermo
tra una partenza e l’altra
come chi aspetta di arrivare
e di partire insieme
e non ha tempo di sbagliare.


Ti spiego adesso come si vive,
adesso che sono qui davanti al sole.

Te lo dico bene come chi deve restare

ad occhi aperti tra le promesse
nel bianco delle ossa.


E non ci sono scuse per sapere

dove rimanere, se tra i sì o tra i no

che fanno arco, ponte, fune
che portano da qualche parte
o forse da qualcuno.


Ti spiego adesso quel che so.
Adesso che sono io più avanti
che sono già finito tra gli sbagli
fatto come sono di tempo, di ore e di minuti.

Lo stesso che viene perdonato

forse troppo tardi o troppo presto
per la scena, ora
che sono sdraiato qui vicino a te
e non è una spiaggia questa e neppure

un prato questo scuro d’assi, questo

silenzio che forse non capisci

o non capirai mai.


Ti spiego adesso come fare a non aver paura.

Amleto aveva un’ombra e un muro
e vicino Ofelia stordita d’acqua:
cemento contro melanconia.


7 marzo 2009

Stefano Raimondi (Milano, 1964) ha pubblicato Una lettura d’anni, in Poesia Contemporanea. Settimo quaderno italiano (Marcos y Marcos, 2001); La città dell’orto (Casagrande, 2002); Il mare dietro l’autostrada (LietoColle, 2005); Interni con finestre (La Vita Felice, 2009); Per restare fedeli (Transeuropa, 2012); Soltanto vive. 59 Monologhi (Mimesis, 2016); Più che sinceri (Zacinto, 2021). È inoltre autore di: La “Frontiera” di Vittorio Sereni. Una vicenda poetica (1935-1941) (Unicopli, 2000); Il male del reticolato. Lo sguardo estremo nella poesia di Vittorio Sereni e René Char (Cuem, 2007); Portatori di silenzio (Mimesis, 2012). Suoi testi sono apparsi su «Nuovi Argomenti» (2000, 2004) e nell’«Almanacco dello Specchio» (Mondadori, 2006). Curatore del ciclo d’incontri “Parole Urbane”, svolge inoltre attività docenza presso la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari e Belleville-Scuola di Scrittura. È tra i fondatori dell’Accademia del Silenzio e di LABB – Laboratorio Permanente sui luoghi dell’abbandono (Università degli Studi di Milano).



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Fotografia © Harry Gruyaert


08/04/2022

Nuovi versi

POESIE DA
“PIÙ CHE SINCERI”
DI STEFANO RAIMONDI