«Tutto è nuovo / reso nuovo esattamente / dall’esile porzione / di bagliore / che ha acconsentito / per poco a farsi buio / a immergersi nel Niente». Vorrei sottrarre queste poesie di Raffaela Fazio, scritte nell’arco di oltre un decennio e dedicate ai due figli bambini e poi adolescenti, Juliette e David, al rischio di una lettura eccessivamente ‘sentimentale’ e ‘pascoliana’, che potrebbe allontanarne i lettori non provvisti, per dire, di un vissuto personale di madre, e al di là del genere di genitore. Se è vero che nei circa sessanta testi della raccolta (cinquanta quanti gli anni dell’autrice, più una sezione di inediti) si toccano tutti i punti di una ‘grammatica dei sentimenti’ – come bene illustra Giovanna Rosadini nella prefazione al volume – e che tenerezza, gioia e giocosità, trepidazione vi trovano espressione distesa e (anche) privatamente memoriale, costituendo (anche) un album di ricordi e istantanee, un affabile colloquio, è altrettanto vero che l’orizzonte e la cifra del rapporto, della materia, non sono sentimentali e immanenti: stanno in quel sempre accettare il confronto con il buio, l’«immergersi nel Niente». A traslare il diario in poesia è un’apertura sull’oltre, un viaggio: «dentro al mistero / trasporto / il pianto che mi spetta», perché «tutto quanto» arrivi «a compimento / il dolore».

Il figlio, si sa anche senza ricordare Gibran, è vita che va oltre il genitore come una freccia lanciata da un arco: «Al mio risveglio / eri la carne con una fattezza / la mai esistita prima / l’indifesa l’esposta la tutta gettata / contro il mio esserci / che d’improvviso / si faceva presa / in altezza / del tuo esteso cadere / dentro al tempo stupito». Ogni madre che armata del proprio «guardaroba d’intenti» veste i suoi bambini lo fa solo per scoprire che «Più spesso vi slacciate i cappotti / sfilate i congiuntivi / correte nudi in prospettiva inversa».


Giovanna Menegùs



MENTRE CRESCETE

Vorrei avere
terrose
le vostre tasche di bacche e di sassi.
E invece non ho nidi né incavi
e le cose che perdo in pensieri
diventano cose di ieri.
Ma esperta mi scopro del lutto più dolce
quando perde la voce
la prima peluria del fiore
e di colpo diventa parola
turgore crescente di frutto.


(2010)



***


Sei vicina
come un paesaggio in corsa
verso la mia finestra.
Il buio ti rende più grande.
Rispondi
alla moltitudine di stelle
con un’unica lancia che trapassa
le lucciole date per disperse.
                                 La solitudine
è questa intermittenza
che anche a te spetta.
E io non posso
che tenerti stretta
a distanza.


(per Juliette, 2017)



CONVERGENZA

Io so
che il tempo non è eterno.
Voi invece ne vivete
l’infinito
succedersi di inizi.

Per chi fra noi allora
l’istante
è più capiente
e ha il gusto più tenace
di primizia?

Raffaela Fazio (Arezzo, 1971) vive e lavora a Roma, come traduttrice. Ha trascorso dieci anni in vari paesi europei, laureandosi in lingue e politiche europee all’Università di Grenoble, e specializzandosi presso la Scuola di Interpreti e Traduttori di Ginevra. A Roma ha conseguito un diploma in scienze religiose e un master in beni culturali, alla Pontificia Università Gregoriana. Un’ossatura per il volo (Raffaelli Editore, 2021) comprende, insieme a una sezione di inediti scritti nel 2021, poesie tratte da quattro precedenti raccolte: L’arte di cadere (Biblioteca dei Leoni, 2015), L’ultimo quarto del giorno (La Vita Felice, 2018), Tropaion (puntoacapo, 2020), A grandezza naturale. 2008-2018 (Arcipelago Itaca, 2020). Tra gli altri suoi libri di poesia: Ti slegherai le trecce (Coazinzola Press, 2017), Midbar (Raffaelli Editore, 2019), La meccanica dei solidi. Solid Mechanics (puntoacapo, 2021). Ha pubblicato inoltre saggi nel campo dell’iconografia, un libro di racconti (Next Stop. Racconti tra due fermate, Fara Editore, 2021, vincitore del primo premio Narrapoetando 2021) e per l’editore Marco Saya ha tradotto liriche di Rilke e di Edgar Allan Poe.



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Fotografia © Todd Hido


23/07/2021

Nuovi versi

POESIE DA
“UN’OSSATURA PER IL VOLO”
DI RAFFAELA FAZIO