ANTIGONE, TESTAMENTO
io donna nel mio ventre sottile
spezzerò questa catena micidiale
perché antigone è il mio nome
nata al posto di un altro.
fratello, levigherò questa crosta di
sangue e fango fino a restituirti un volto
e soffierò nei tuoi polmoni tanta vita
per quanta sciagurata colpa
è sopravvivere ai morti, portarli
come d’inverno nelle vene un canto
di passeri sepolti nella neve
***
mare io t’abbracciavo in un lampo
forse troppo azzurro quando
mi voltai e c’era lei al mio fianco.
un sobbalzo, non tanto
la morte quanto lo spavento che potesse
d’un tratto gli occhi fissi a un orizzonte
verticale che potesse finalmente
parlare da quest’altra dimensione che
sta qui, accanto. che se allungo la mano
anche l’ultima parete di cartone possa
crollare. basterebbe una parola
soltanto, quella che tace.
laggiù in fondo, se guardi bene
c’è un’aura di luce attorno a un lampione
spento
LA DONNA STAMBECCO
la s’indovina di notte dal biancore
della schiena, quasi un’altra concrezione
calcarea o formazione lattescente.
ma trascorre oscuramente nella coltre che
s’allenta e cede quando inarca
la fionda dei tendini ed è nuda la donna
stambecco ora spicca non resta che la scia
dei cristalli di salgemma e come brilla
lassù in alto il precipizio

Loriana d’Ari vive a Genova, dove lavora come psicoterapeuta. Suoi versi sono apparsi su diverse riviste e blog letterari. La sua raccolta d’esordio, silenzio soglia d’acqua, è risultata vincitrice della VI edizione del Premio Arcipelago itaca ed è stata pubblicata nel 2021. La sua seconda raccolta, dei vivi e dei morti, ha vinto la XXIV edizione del Premio InediTO – Colline di Torino ed è uscita nel 2026, sempre per Arcipelago itaca.
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Immagine di copertina: Jean Cocteau, Edipo o l’incrocio delle tre strade, 1951

