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allora ho acceso la luce: una donna

compare oltre le mura come una felicità

che non aveva gli occhi

verde speranza; sembra ubriaca e cade:

quante volte abbiamo creduto insieme alla vita

o l’irrompere dei mostri, la fuga oltre il rito

azzurro come la saliva di un sogno

a parteggiare la vertigine e dimenticare

la voce prima. Tutto rimostrava una giungla

o l’argilla... e nella caverna crollava ancora:

chiedeva una carità impossibile di vuoto.



***


Conoscevo un uomo che collezionava gabbie

per sostenere la verità degli uomini di non sapere

volare

così per fargli torto volevamo sbestiare il cielo,

precipitare a uno a uno gli uccelli quaggiù con la trappola

di una panaia: tagliare loro le ali,

donargli le nostre braccia per scrivere

meglio delle persone che volano dopo avere perso

la maturità dell’aria. Noi invece saremo spuntati

al centro della terra: gli stormi

ci vedono sull’equatore quando manca il sole.



***


Siamo fuggiti nelle Terre del Nord

dove abbiamo incontrato il lago dormire

con gli occhi aperti, con gli occhi chiusi

la solitudine parlare in un museo

senza essere capita

quando per esempio un tedesco decide

di mandare un messaggio alle stelle,

una bambina chissà dove vede la neve

per la prima volta.

Antonio Merola  (Roma, 1994) ha pubblicato il saggio F. Scott Fitzgerald e l’Italia (Ladolfi, 2018). Cofondatore di «Yawp – L’urlo barbarico», è stato incluso nell’antologia Planetaria – 27 poeti del mondo nati dopo il 1985 (Taut, 2020). Allora ho acceso la luce (Taut, 2023) è la sua raccolta d’esordio.



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Immagine di copertina: Francis Bacon, Studio per nudo accovacciato, 1952


28/09/2023

Nuovi versi

POESIE DA “ALLORA
HO ACCESO LA LUCE”
DI ANTONIO MEROLA

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