Inediti

GIAMMARCO DI BIASE

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L’anomalia di una folla

quando tu non ci sei.

Si parte sempre dalla cinetica

delle gambe se sostieni che il mondo

sia questo semaforo, molecole

che trapassano il traffico.

Non c’è geometria che sconfini

ogni angolo, le vetrine una falsa frazione.

Fa’ che siano un misero cerchio

i sassi che tu dici asfalto.



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E questa vita, se siamo fortunati

è guardarci con i morti, per sempre guardare

tirarci nelle mani la terra


aprire clorofilla nell’ultimo anello lunare

da brillare come avena

sotto esergo e croce lagnarci.


Poi ecco, di nuovo la gravità

solo bestie a ricordare con scarpe

rubate all’aldilà, mangiare ingoiare


per salvare sempre mangiarsi

premuti sul guscio della pelle

ballando su tombe il destino.


(Il nostro feretro l’acqua che siamo

la pena del mondo come in preghiera).



***


Non si può stare per tutta la vita

dentro di un altro. Con ogni speranza

noi creiamo questo altare. Lo si fa

biologicamente, credendo in più mondi

annulliamo l’amore. Essere cani

solo tra fauci, bestie che hanno cuore

nelle zampe e Dio uno spavento

il suo paradiso qui nei muscoli spenti.

Ma in quale crepa crediamo? Voglio rimanere

nel cuore di un altro, e questo bacio

che mi ripeta sempre.




Giammarco di Biase (Foggia, 1993) è studente di Beni culturali, giornalista e operatore culturale. Scrive di letteratura, cinema e filosofia su magazine, blog e fanzine locali e nazionali, dove intervista alcuni tra i maggiori scrittori e poeti italiani e stranieri.



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Fotografia © Tamara Dean


07/10/2022