Inediti

AMBRA SIMEONE

VIAGGIARE


sembrerebbe facile ogni volta, andare e ritornare

qui l’Ulisse non dà soddisfazione, in sé cercare è più

che viaggiare, inseguire un dio da pregare, una certezza

che non viene mai, la curiosità da saziare, come


un’emozione che stenta a decollare, che viene trattenuta

non provare a sentirla, vuol dire riuscire a ripeterla più

e più volte, imitarla ancora vivida nel cervello, perché

non data subito in pasto al cuore, conservarla, trattenerla


la meraviglia, per tirarla fuori quando ti accorgi che

stenti a trovarla, è immortalata la meraviglia del viaggio

congelata in un istante, ogni volta andare per ritornare,

rimanere allo stesso punto per sempre diverso – viaggiare


deve fare questo effetto: dover abbandonare dietro te

le nuvole a cui non sai dare una forma, vederle in un posto

e poi nell’altro alla stessa maniera, senza darle un perché

è questo il bello, dicono – non darle un nome, attraversarle.



MUTAZIONE


la mattina addomestico il mio corpo, lo cresco,

il suo voler essere come gli altri, i capelli spazzolati

gli occhi anneriti, il desiderio di un filo di rossetto,

la mascherina che vorrebbe scendere dal mento


mi do la crema sul collo, le guance, la fronte levigata

per quanto si può, poco prima dei quarant’anni, una

mutanda merlettata per distogliere dai chili di troppo,

nessun reggiseno, un tocco vintage, l’aria di libertà;


addomestico anche il piacere, al pomeriggio, aspettando

per la sera il momento più proficuo, col sole al tramonto

e voglia di finire la giornata con un regalo venuto

da chissà quale mondo antico, come le colonne greche

fotografate ieri l’altro, se c’è, è il residuo di un mondo

che sta crollando forma dopo forma, idea dopo idea:


così che poi alla sera cerco di addomesticare i sogni, mai

riuscita neppure nel sonno a renderli più concreti, più

finanziariamente redditizi o virtualmente ritoccati,

provare a ricapitalizzarli è un concetto a me vago;


i sogni sono destinazioni come comete in un mare di blu,

imperfette come le certezze che un più vivere non garantisce,

poiché, al massimo, ci siamo impegnati a farli guarire

con le nostre ferite, fosse solo per una possibilità astratta


quella più importante, magari chissà, il dubbio l’avvolge

e come potrebbe essere il contrario? vedi – ora ci siamo

stati e ci saremo: una promessa va mantenuta, non solo

fintanto che ci si crede, ma pure nella mutazione che accade.



FARE L’AMORE


non serve mettersi in posa né pavoneggiarsi

serve un attimo di pace misto a intendimento

un sorriso velato e il collo che chiama,

le dita dietro la schiena – mi dici – graffia


o scrivi la parola che hai in mente a te indovinarla,

e non si cuce la spontaneità del cuore o la tenerezza

nelle orecchie, basta spedire un pensiero negativo

a volare lontano per sgombrare vigente la mente,


e così straripa il desiderio, guizza e scivola

nell’universo, buco nero che la luce attrae

a illuminare la possibilità di una vita insieme,


il tepore delle vene è scia di polvere di stelle

e nel sudore profumato che emaniamo, quando

ci ricapiterà? – chiediamo a un dio invisibile –

di partire per un viaggio interstellare nelle lenzuola


non sapere né quando, né per quanto ancora,

solo la pelle si incontrano gli ombelichi, le labbra

tra crateri e monti, la lingua a chiudere i cerchi

quando ci ricapiterà? – chiediamo – la risposta: amore.


nel respiro affannoso, se nel greto del fiume

che mi inonda ho creduto di scorgere l’eterno

ma non facciamocene un problema, viviamo.




Ambra Simeone (1982) è nata a Gaeta. Laureata in Lettere Moderne, ha conseguito la specializzazione in Filologia Moderna. La sua prima raccolta di poesie Lingue Cattive esce a gennaio del 2010 per Giulio Perrone Editore. Del 2013 è la raccolta di racconti Come John Fante... prima di addormentarmi (deComporre Edizioni). Esce nel 2014 la raccolta Ho qualcosa da dirti – quasi poesie. È stata co-curatore de «Il Gustatore – quaderni Neon-Avanguardisti». Ha curato un progetto multi-antologico attorno al tema della scrittura dal titolo Scrivere un punto interrogativo (deComporre Edizioni). Alcuni suoi testi sono apparsi su riviste letterarie (nazionali e internazionali) e antologie. Nel 2015 ha vinto il premio italo-russo Raduga come giovane narratore italiano (per l’occasione un suo racconto è stato tradotto in russo). Del 2020 la pubblicazione e traduzione in greco di alcune sue poesie nell’Antologia di Poeti Italiani under 40 presso l’Istituto italiano di Salonicco. Dal 2021 collabora al quotidiano on-line «Ferraraitalia».



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Immagine di copertina: Paul Delvaux, L’alba sulla città, 1940


03/12/2021