di Alfonso Guida

Sto leggendo L’esperienza della neve. Scarabicchi è un grande poeta, un altro grande appartato di cui la storia farà giustizia. I suoi titoli evocano con evidenza il bianco (l’altra raccolta si chiama Il prato bianco). Bisogna stare attenti perché è un poeta che ci chiede cura dei suoi testi porgendoli con lievità. Sono oggetti di vetro, figure geometriche eleganti e serene come i cristalli.

Non evoca il gelo come è stato detto. Scarabicchi, dell’inverno amato fino a farne fondale assoluto della realtà celeste e terrestre, prende il tepore.


I suoi testi sono verticali. Si conserva una purezza inestinguibile che coincide con l’essenza, con l’essere. Tutto ciò che traspare è un fuoco colloquiale che sa dei suoi incendi potenziali ma appare come domato sin dall’inizio.


Non una poesia dei morti, ma una poesia dei resti, dei pochi rimasti vivi a cercare la vita o la luce che c’era e di cui si serba ricordo non nostalgia.

Non poesia dell’urlo e dell’esibizione, ma poesia dell’umiltà e della franchezza propria delle vite assiepate, nascoste per proteggere il segreto della fiamma che alimenta e vivifica la loro sopravvivenza.


Percepibile la linea di demarcazione tra la neve sul fuoco di Scarabicchi e l’oscurità sguaiata e mascherata di tanta poesia dei nostri giorni.

C’è bisogno di solitudine per vivere insieme alla verità e alla costanza nell’impegno del quotidiano. Scarabicchi sembra saperlo. La sua esperienza dell’inverno ha un solo patriarca, citato: Paul Celan.


Per leggere le poesie bisogna avere fiato e saperlo modulare. Ecco l’importanza dei versi brevi o della punteggiatura ben scandita:



Guarda la notte
che non si dirada
sui gradini del mondo,
tu che siedi


dove più forte è il vento
di ogni strada:
questo il presente
della storia, il lutto

reso ai dove del niente,
la contrada
dei passi che si perdono,
il delitto

nel silenzio dei nomi
quando avara
è la virtù del sogno
che condanna


gli uomini al loro nulla,
a una memoria
di volti senza voce,
a un’ombra bianca;


altro non chiedi,
nella luce che tocca
la morte che non vedi
e che ti affianca,


se la pietà, nel freddo,
non ti parla,
se vivere è soltanto
quel che devi
.



*

Fotografia © Laura Makabresku


15/03/2022

Golpe

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