di Alfonso Guida

La natura ricuce i tagli che la cultura apre.

Vexata quæstio: la contrapposizione natura-cultura. Viene in mente Leopardi, ne fa un estremismo erotico e uno stendardo ideologico o ideistico Pasolini, Sandro Penna è già tutta natura come la civiltà greca e insofferente, almeno in apparenza, ai giudizi sociali, agli aspetti morali, a tutto ciò che di noi ne fa cultura.

Nella preistoria non c’erano paure. Si temevano le bestie feroci, non la Notte.

La cultura ha lacerato talmente un uomo come Juan de la Cruz da renderlo protagonista di una frattura insondabile, risalente a un’infanzia remota, da fargli improntare l’intero suo tragitto al movimento defatigante dell’ascesa, e dell’ascesa della Notte senza luce, dove forse s’incide la non-parola, il vuoto che urtò anche lo spirito di Kafka.


L’avvicinarsi del tatto umano alla natura crea l’appagamento, la felicità, che è l’incontro tra fiducia nell’altro e sacrificio di sé per accogliere l’amato, l’amico, l’Alter. Questa necessità, questo bisogno della luce nella Notte è talmente umano da indurre i santi a visioni splendenti, portatrici di banchetti nuziali, di rigogli coitali. E dove fiorisce l’eros, primo motore immobile, fiorisce la natura.


Insisto sull’importanza della dimensione erotica nella vita perché è la sola capace di unire carne e spirito, vedere ed essere visto, corpo ed esperienza interiore. L’eros è la necessità di esprimersi da parte di quell’io che la cultura ha reso maledetto, per dirla con Bataille, e che possiede tutti i connotati dell’animalità che fa del principio di piacere il principio di vita. La natura è il sesso senza godimento mortifero. Solo un apparato mentale culturale rende il sesso espressione del tragico, recita romanzesca di una pulsione sadomasochistica. Questo sovrappiù di energia, quest’esigenza di spreco raggiunge la sua parte massimamente destruente in Sade dove si pianifica la distruzione di tutte le individualità con l’azione brutale del corpo senza io, oggetto del recluso, dell’impotente, autore di una carica sublimatoria eccezionale, senza paragoni.


È forse comparabile il sesso macabro di Salò? Non vedete l’esaltazione della gioia naturale nella Trilogia della vita? È in Boccaccio, in Chaucer, nell’Oriente delle Mille e una notte. Questa frattura fondamentale tra natura e cultura coinvolse Nietzsche fino all’ultimo; ne fece un dirozzatore delle finezze umane, dell’ornamento, di ciò che l’educazione genitoriale e sociale ci fa diventare distanziandoci anni luce ma non irrecuperabilmente da noi stessi, dalle nostre pendici, dal seme nell’interno del quale possiamo muoverci perché lì c’è tutto.


La poesia e l’erotismo sono due modi della dépense bataillana, due surrogati o enunciati di questo discorso interminabile che ci abita e che non si accontenta di essere parola, flatus vocis, e vuole diventare carne della stessa consistenza della carne di Cristo e dei quarti di bue appesi alle aste che Amelia Rosselli fissava facendo «il giro delle macellerie». Ma anche questa immagine è un uso figurato della lingua. La natura non ha figure nella nostra mente primigenia, è solo un segno. La natura non è il segno della croce ma il segno di Lascaux, i mosaici di Pompei, gli affreschi di Lucius nei latrinai.


Credo le scienze umane abbiano portato l’uomo molto in là e la psicoanalisi ha assunto significazioni oggettive nella sua totalità: dall’Edipo di Freud e dai casi di isteria che molto ci hanno detto sul fenomeno del misticismo alle risultanze spiritualistiche di Jung fino ai ribaltamenti estremi di Deleuze, che vede in Kafka la necessità della scrittura come assenza e tregua dalla stessa scrittura ereditata come colpa.

Sono cammini lunghissimi, festeggiamenti, riti misterici, la spoliazione come sola offerta di sé, come consapevolezza di essere commestibili. Chi scrive o chi cade nel paretaio della poesia si bagna nelle acque e nelle sementi maschili di Eleusi senza saperlo. Parlo di poeti autentici, di vocazioni, non di versificazioni.


In questo frammento ho aperto molte porte, me ne rendo conto, e a fine scrittura non ne ho chiusa una.



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Immagine di copertina: Correggio, Leda, 1531


26/04/2022

Golpe

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