In luce

PERTINENZE D’AMORE:
DARIO BELLEZZA E
NAN GOLDIN

di Andrea Annessi Mecci

Non c’è nessuna linea di demarcazione tra lacrime e sentimenti. Eraclito le considerava passioni miste facenti parte, con il riso, del regno della malinconia. Ma «come si fa a resistere alle lacrime?» chiede Dario Bellezza in apertura della poesia Lacrima amoris (contenuta in Libro di Poesia del 1990).

Già quattordici anni prima, in occasione del Premio Viareggio – vinto con la terza raccolta Morte segreta –, il poeta romano aveva preso così congedo da un’intervista: «Se uno mi chiedesse: ‘Qual è il mio vero destino’, risponderei: C’è una montagna che devo scalare; sopra c’è una donna che piange; le lacrime si trasformano in fiume. Questo arriva al mare della luce e con le lacrime arrivo anch’io, in quanto sono la luce». Sono estratti lontani nel tempo che però documentano non una rassicurante coerenza di pensiero, bensì l’incondizionata adesione del poeta al suo dettato interiore ‘d’amore’, sola via per sostenere «l’infinita vanità del tutto».


In Lacrima amoris è ravvisabile un’eco leopardiana, ossia la convinzione che la relazione, la conoscenza dell’Altro-da-noi non possa darsi senza la ‘mediazione’ del sentimento amoroso («Or l’interesse così inteso come noi dobbiamo, e vogliamo intenderlo in questo discorso, o dev’esser tutto nel cuore, o il cuore non può far che non v’abbia parte»). Il soggetto dell’Essere-insieme-nell’amore non è l’io e neppure il tu, ma – parafrasando Binswanger – siamo ‘noi’. Proprio Binswanger ci chiarisce la premessa ad ogni esperienza d’amore: si deve essere-insieme in una solitudine aperta che non ammetta distinzione tra lo stare soli o in due.


Ma se questo è amore, cosa sono le lacrime?


     Sono radioattive come il cuore

     dopo Chernobyl: oggi non piange più nessuno:

     neppure i morti sono pianti, anche la Signora

     

     Eccelsa di nome Morte non piange. Ma io

     alle lacrime non so rinunciare, alle lacrime

     piante per finta o per davvero condite

     di perfidi pulviscoli non so rinunciare.


Dario Bellezza sa quanto ‘silenziosamente’ le lacrime aprano al rapporto. Il corpo vive in misura maggiore nel pianto, parla un linguaggio di ‘luminosa inconsistenza’. Dalle lacrime all’amore, dal silenzio al sovrappiù di conoscenza che ne consegue. Come osserva Simone Weil, «quando l’intelligenza torna a esercitarsi di nuovo, dopo aver fatto silenzio per consentire all’amore di invadere tutta l’anima, si trova a possedere più luce di prima, una maggiore attitudine a cogliere gli oggetti, le verità che sono di sua pertinenza».


Il corpo è protagonista anche del libro The ballad of sexual dependency (1986) della fotografa Nan Goldin, in cui si trova espresso lo stesso eccesso di vita, coi suoi rischi, l’imprevedibilità, l’innocenza, l’indifferenza, il coinvolgimento. Se nei versi di Bellezza le lacrime si fanno ‘parola di un inquieto silenzio’, nelle fotografie della Goldin ne diventano testimonianza oculare. E non importa che le immagini siano mosse, sfocate, imperfette, poiché passione è soprattutto disordine.

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È la stessa Goldin a mettere in chiaro quanto il suo lavoro, più che sulla mera osservazione, si centri sulla ‘relazione’ con i soggetti – quasi a voler esorcizzare lo spettro di un voyeurismo implicito. Ma ben altra è la realtà umana offerta al suo amore, come se ne potesse placare l’ansia sacrificale allestendola in una galleria dove leggere la domanda che la assilla e alla quale queste donne e uomini, preda del loro (e del suo) inesauribile segreto, spesso con pudicizia ora tragica, ora ironica, ora fosca, si sottraggono. Lo sguardo di Nan Goldin interroga quindi l’ostacolo che complica la relazione, la frizione tra fantasia e realtà, conoscenza emozionale e desiderio sessuale. Ed è così che, tra poesia e fotografia, tale dialogo di opposti sembra trovare un perfetto emblema nel pianto, nel paradosso di un silenzio assai eloquente.


     Le calde lacrime che su gote amate

     scendono piano e silenziose

     come una mano le scalda un’altra

     le butta via. Lacrime leccate, invano

     succhiate che resistono alla vita [...]

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Fotografie © Nan Goldin.  

Lo scatto che ritrae Dario Bellezza è di Dino Ignani.


02/06/2021