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Vita dei segni

EDUCARE AL GUSTO.

LA DINAMICA DEI VERSI

di William Vastarella

«Ut pictura poesis» («la poesia è come un quadro»). Leggiamo così nell’Epistola ai Pisoni di Orazio. Un’idea classica ma significativa, utile a comprendere l’origine e alcuni elementi chiave della poesia, la sua natura intertestuale (che fa riferimento a testi e contesti esterni) e sinestetica (che sa collegare sensi diversi). La capacità di rappresentare la vita – la mimesi – era già per Aristotele uno degli aspetti essenziali della scrittura poetica; l’autore latino punta però a sottolineare che, come in pittura, vi sono opere che appaiono immediatamente belle e altre che si possono apprezzare solo se osservate con attenzione.

 

Nello sviluppo della cultura si sono ovviamente susseguite varie teorie su cosa fosse la poesia (dalla critica mossa da Platone, che ne condanna l’influenza corruttrice, l’inaderenza al vero, alla visione hegeliana secondo cui sarebbe l’arte assoluta, vera, dello spirito; dall’estetica barocca che persegue lo stupore del lettore a quella pascoliana che invece lo ricerca nell’autore), ciascuna in grado di suggerirci nuovi spunti. E intanto che cambiavano i modelli, gli scrittori, in cerca di libertà espressiva, creavano opere sempre più sfuggenti alle categorizzazioni (basti pensare che, da Petrarca in poi, la poesia si è orientata verso la scrittura intima, in prima persona, sconcertando chi ne sosteneva la finalità mimetica).

 

C’è anche una questione che riguarda il meta-linguaggio poetico, le regole di scrittura implicite nel genere. Il Romanticismo ha rivoluzionato la produzione in versi liberandola dai vincoli della metrica e delle forme, impiegandola in contesti – per l’epoca – di massa (come l’opera lirica). Va specificato, tuttavia, che tale libertà era comunque il punto di arrivo di una generazione tecnicamente preparata, con un raffinato gusto sonoro e ritmico.

 

Oggi i contesti comunicativi di massa, condizionati dalle modalità di produzione/consumo, offrono una ricezione dei testi frammentaria, decontestualizzata, con tempi e spazi ristretti, in multitasking; i loro prodotti sfruttano – in un’ottica di marketing – la retorica del ‘permovere’ (basata sulla emotività più che su riflessioni razionali), predominante sulla cura formale. Ne deriva una versione della poesia – spesso composta da frasi ad effetto, descrizioni di luoghi o emozioni – che non tiene conto della qualità della composizione, senza un’attenta ricerca delle parole e degli aspetti metrico-ritmici, fonici e prosodici.

 

È palese che si tratti di un’eredità distorta dell’idealismo romantico e del postmoderno, di una distruzione acritica (o volontaria?) dell’accuratezza poetica; è ciò si evidenzia nelle forme più ‘commerciali’ di una cultura bisognosa di consumi accelerati, istantanei, superficiali. Questa presunta libertà sacrifica il percorso di comprensione dei livelli e degli strumenti tecnici adoperati in scrittura – nonché il potere di conoscenza e di illuminazione che la metafora può avere –, propagando una grossolana rielaborazione del concetto di ispirazione come ‘creatività istintiva’, che il più delle volte culmina in produzioni di evidente banalità. 

 

Il gusto di massa, oramai assuefatto a lavori simili, finisce così con l’accontentarsi della ripetizione seriale, del ‘dilettantismo’, non essendo più capace di riconoscere e apprezzare alcuna ricercatezza. 

A chi considera inefficace l’opera poetica che non sappia produrre un piacere estetico immediato, verrebbe da chiedere se non sia importante educare il lettore al gusto, se l’ignoranza delle tecniche e delle norme di composizione non porti a un caos via via maggiore e al conseguente proliferare di poeti che vanno a capo in modo scriteriato (quando ‘lo sentono’).

 

E allora, cosa può venirci in soccorso? La semiotica (fulcro metodologico della rubrica) – che si interessa alla vita dei segni in ambito sociale, studia la ricezione, l’interpretazione dei testi e ne analizza i meccanismi di significazione – rappresenta di certo un valido strumento per conoscere e rilevare qualità e caratteristiche delle opere letterarie, osservando la scelta delle parole (asse paradigmatico) e la loro disposizione (asse sintagmatico), nella consapevolezza che la scrittura poetica opera uno ‘spostamento’ rispetto al linguaggio comune e chiama il lettore a uno sforzo ermeneutico, a una co-creazione di senso.